Fico

Descrizione della pianta:

è un'albero dal tronco corto e ramoso che puù raggiungere altezze di 6-10 mt; la corteccia è finemente rugosa e di colore grigio-cenerino; i rami sono ricchi di midollo con gemme termali acuminate coperte da due squame verdi, o brunastre.

Le foglie sono grandi, scabre, oblunghe, grossolanamente lobate a 3-5 lobi, di colore verde scuro sulla parte superiore, più chiare e ricoperte da una lieve peluria su quella inferiore.

Quello che comunemente viene ritenuto il frutto del fico è in realtà una grossa infruttescenza carnosa, detta "siconio", piriforme, ricca di zuccheri a maturità, di colore variabile dal verde al rossiccio fino al bluastro-violaceo, cava.

All'interno del siconio sono racchiusi i fiori unisessuali, piccolissimi, una piccola apertura apicale, detta ostiolo, consente l'entrata degli imenotteri pronubi; i veri frutti, che si sviluppano all'interno dell'infiorescenza, sono numerosissimi piccoli acheni. La polpa che circonda i frutti è succulenta e dolce, e costituisce la parte commestibile.

 

Cenni storici:

L'appellativo botanico carica fa riferimento alle sue origini che vengano fatte risalire alla Caria, regione dell'Asia Minore. Testimonianze della sua coltivazione si hanno già nelle prime civiltà agricole in Mesopotamia, Palestina e Egitto, da cui si diffuse successivamente in tutto il bacino del Mar Mediterraneo.

Nella mitologia greca il titano Sykèus, (da syke, fico), per sottrarsi a Zeus che lo stava inseguendo, si sarebbe rifugiato presso la madre Gea, la terra. Questa avrebbe poi fatto sorgere dal suo grembo l'albero, che prese il nome del figlio.

Nell'antichità era proibito esportare questi frutti, considerati un prodotto di prima necessità. Se ci si cibava di fichi appartenenti ad alberi votivi, si venivano puniti per sacrilegio. Specie sacra per gli induisti e i buddisti che considerano simbolo della conoscenza e della verità.

Nell'Antico Testamento è riportato che Adamo ed Eva, per coprire le proprie nudità a causa della vergogna che il peccato determinò, staccarono alcune foglie di fico; successivamente insieme conla vite, divenne simbolo non soltanto di fertilità, ma anche di vita gioiosa nel regno messianico. 

Secondo la medicina popolare il lattice contenuto nelle foglie è un ottimo rimedio per la cura e l'eliminazione delle verruche. La forma dei suoi frutti, una volta aperti, ricorda quella dello stomaco e dell'utero, per cui seguendo la teoria dele Seganture , era impiegato nella cura dei disturbi gastrici e per garantire la fertilità.

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Arura, in Capraia, raccoglie,di  stagione in stagione: frutti, fiori, foglie e radici di macchia mediterranea che spontaneamente e rigogliosamente, nascono sull'isola per trasformarli in numerosi  prodotti di uso alimentare. 

Dunque la raccolta avviene seguendo i cicli naturali delle diverse piante spontanee. 

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